La
Tuscia è stata la culla degli Etruschi,
la civiltà preromana di origine autoctona,
residuo di genti antichissime che abitarono il
bacino mediterraneo tra il 2000 e il 1000 a.C.
e, il cui periodo di massimo splendore è
collocabile tra VIII° e il V° secolo a.C..
Poi, il lento declino legato al sorgere della
potenza di Roma. La conquista dell'Etruria da
parte dei romani si completò tra il 356
a.C. e la prima metà del secolo successivo.
Popolo di navigatori, agricoltori, costruttori
e raffinati artigiani, gli Etruschi raggiunsero
un alto livello di civiltà grazie ai rapporti
con il mondo orientale. Inizialmente vivevano
in villaggi con una economia controllata dall'aristocrazia
agraria e gestita dal Lucumone, una sorta di sovrano
dotato di poteri assoluti. Sarà uno di
loro (Luchmon, figlio di Demarato) a trasferirsi
presso le rive del Tevere per insegnare a quei
popoli le basi economiche, giuridiche, urbanistiche
e sociali che porteranno alla nascita della civiltà
di Roma. A partire dal VI° sec. a.C., con
lo sviluppo dell'artigianato e del commercio gli
Etruschi abbandonarono i villaggi per riunirsi
in città, posizionate quasi sempre su speroni
rocciosi protetti da vallate. La Civita di Tarquinia,
con i resti dell'imponente Ara della Regina, è
uno degli esempi più emblematici. Nacquero,
quindi, le città-stato sul modello delle
polis greche, sede delle autorità civili
e dei culti religiosi. Queste, a gruppi di dodici,
si univano in confederazioni con scopi prevalentemente
religiosi. Nella Tuscia viterbese le città
stato più rappresentative erano Tarquinia,
Tuscania e Vulci, oltre a Vejo e Cerveteri nell'area
romana.